La città

Gesualdo è un comune italiano di 3 446 abitanti della provincia di Avellino in Campania. Si fregia della denominazione di “Città del Principe dei Musici” in onore di Carlo Gesualdo, madrigalista e compositore.

Il comune sorge nell’Irpinia centrale, fra le valli del Fredane e dell’Ufita, a ridosso di una dorsale. Il suo territorio è caratterizzato da una forte escursione altimetrica (max 781 m s.l.m. Località Otica – min 319 m s.l.m. Torrente Fredane). La casa comunale sorge a quota 676 m s.l.m..

Il territorio comunale di Gesualdo è parte del distretto sismico dell’Irpinia. In occasione del terremoto del 1980 vi furono, nel solo comune di Gesualdo, 9 morti, 40 feriti e 605 senzatetto.

Dalla preistoria al periodo romano

L’esposizione a sud, sul fianco destro della valle del fiume Fredane, affluente del Calore Irpino, ha permesso che il territorio del comune di Gesualdo fosse frequentato fin dalla preistoria. Lo studioso Arturo Palma dell’Università degli Studi di Siena, in alcuni sopralluoghi avvenuti fra il luglio e l’ottobre del 1975 presso la località “Cave di Pietra” di Gesualdo, rinvenne “industria litica […] del tipo clacto-taycoide”.

Un insediamento del neolitico finale (XXXI secolo a.C.-XXV secolo a.C.) è testimoniato dal rinvenimento in località Capo di Gaudio di alcune scuri di selce levigata “di tipo conoidale lenticolare con profilo triangolare isoscele a base convessa” esposti al museo provinciale, sezione archeologia, ai nn. 650, 651 e 652. Alla fine del III millennio a.C. si fanno risalire resti di strutture di un insediamento e una necropoli con tombe a fosso esplorate dal Penta nel 1893, in località Fiumane, vicino al fiume Fredane. Questi rinvenimenti nel territorio gesualdino testimoniano tracce della presenza umana dell’Eneolitico, del Neolitico e del Paleolitico.

Ai suddetti ritrovamenti se ne sono aggiunti altri attribuibili all’epoca romana, caratterizzati da necropoli e ville localizzate nelle contrade di San Barbato, Paolino e Volpito che si trovano a qualche chilometro dal centro storico e nella zona di via Pastene.

Lo storico locale Giacomo Catone sosteneva che la rocca ed i possedimenti di Gesualdo vennero donati nel 650 d.C. da Romualdo, duca di Benevento, agli eredi del cavaliere, che da eroe leggendario, per difendere il proprio duca, si immolò durante la guerra tra i Longobardi e i Bizantini capeggiati dall’imperatore Costante II quando costui tentò di conquistare l’Occidente. Gli storici Scipione Ammirato, Giovanni Antonio Summonte, Alessandro Di Meo ed altri, sostenevano che l’eroe longobardo, balio del duca Romualdo, si chiamava Gesualdo e di conseguenza bisogna supporre che la terra donata agli eredi del cavaliere fosse chiamata Gesualdo. Tutti questi storici si rifanno all’autorevole Historia Langobardorum di Paolo Diacono, il quale però dice che l’eroico cavaliere si chiamava Sessualdo e non parla di donazioni agli eredi.

Altra ipotesi sull’origine del nome è di Cipriano de Meo, il quale sostiene che il nome medievale di Gesualdo fosse Gisivaldum, da Gis-wald, dove “Gis”‘ è il nome del suddetto cavaliere e “wald” vuol dire bosco, quindi “Il bosco di Gis”, pertanto confutando le altre tesi che ritenevano la denominazione Gesualdo derivare dal nome dell’eroico Cavaliere.

La figura storica del Cavaliere longobardo Gesualdo si colloca intorno alla metà del VI secolo, all’epoca del conflitto tra Longobardi e Bizantini per il controllo dell’Italia meridionale. Nell’anno 663, i bizantini guidati dall’Imperatore Costante II, detto il Pogonato, misero a ferro e fuoco il fragile Ducato di Benevento cingendo d’assedio la città sannita allora retta dal Principe Romoaldo figlio del Duca di Benevento Grimoaldo. Il giovane principe, ai cui servigi era il Cavaliere, trovandosi in serie difficoltà a causa dello strapotere dei assedianti ordinò al Gesualdo di raggiungere a Pavia il padre Grimoaldo per chiedere rinforzi. Il Cavaliere riuscì ad avvertire il Duca che immediatamente dispose l’invio di rinforzi alla volta di Benevento, ma di ritorno da Pavia fu vittima di un’imboscata tesagli dai soldati bizantini che lo catturarono.

L’imperatore bizantino propose al cavaliere di mentire al suo signore in cambio della libertà; quest’ultimo finse di assecondare le richieste nemiche e, una volta condotto davanti alle mura della città, ruppe l’accordo comunicando agli assediati l’imminente arrivo dei rinforzi. Le milizie bizantine fiaccate nel numero e nel morale dopo mesi d’assedio, a causa dell’eroico gesto del cavaliere e dell’imminente arrivo dei nemici dal Nord, furono costrette a rompere l’assedio. L’imperatore Costante II, prima di darsi alla fuga, ordinò la condanna a morte del Cavaliere. Per sdegno e per rivalsa, impose che la sua testa mozzata venisse lanciata oltre le mura e che il suo corpo fosse gettato nel fiume Calore. La leggenda vuole che il Principe Romoaldo, in un ossequioso gesto di pietà verso il prode suo servitore, raccolse il capo mozzato del Cavaliere, per dargli poi l’onore della più degna delle sepolture.

Sulla scorta di altri riscontri storiografici, è lecito pure supporre che la rocca di Gesualdo sia stata edificata dai Longobardi dopo la Divisio ducatus tra Radelchi e Siconolfo, come avamposto di difesa dei confini orientali del gastaldato di Quintodecimo, entrato a far parte del ducato di Benevento. La sua costruzione collocata in questo caso nella seconda metà del IX secolo si giustifica pienamente, se si considera che la Divisio accelerò il processo di frazionamento signorile della Longobardia meridionale e che in questi anni, nel Mezzogiorno, si verificò nuovamente una penetrazione di forze esterne che, a parte quelle saracene, fu caratterizzata dalle invasioni dei Franchi, dei Franco-Spoletini, dei Bizantini e dalla politica aggressiva del Papato.

Gesualdo normanna: La signoria di Gesualdo

I discendenti del primo Gesualdo per quattrocento anni furono i Signori del territorio, man mano ingrandito; dipendevano dal Duca di Benevento, e gli furono fedeli sempre, fino all’estinzione della famiglia, che coincise con la conquista normanna.

Negli annali storici, la prima citazione della “rocca di Gesualdo” è del 1137 e la fa Pietro Diacono, quindi nell’epoca normanna che Gesualdo cominciò ad avere uno sviluppo dell’aggregato urbano intorno alla suddetta rocca che fu trasformata in castrum e poi con il passare dei secoli da struttura difensiva ad abitativa, fino a diventare un maestoso e possente castello che caratterizza il panorama.

La dinastia normanna che signoreggiò Gesualdo ha avuto origini da Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa (di tale Ruggero rimane un’iscrizione incompleta “… ROGERII NORTHMI APULIÆ ET CALABRIÆ DUCIS …” nel cortile del castello). Guglielmo fu il primo signore di Gesualdo di cui abbiamo notizie con documento del 1141[11]. Questi sposò Abelarda, signora di Lucera, figlia del conte di Lecce. Ebbe due figli: Elia ed Aristolfo. Quest’ultimo guidò un esercito in Terra Santa ai tempi del re Guglielmo II di Sicilia. Alla morte di Guglielmo, avvenuta intorno al 1150 (nel 1145 era sicuramente vivo e nel 1152 era sicuramente morto), subentrò suo figlio Elia, 2º signore di Gesualdo.

Il XII secolo coincise con il periodo di massima espansione della Signoria di Gesualdo con il dominio esteso su 36 luoghi tra città e terre situati in tre province, la maggior parte in Principato Ultra, altre in Principato Citra e Basilicata. Dal Catalogus Baronum, Elia, figlio di Guglielmo, risulta signore di una vastissima baronia. Egli amministra personalmente i feudi di Gesualdo, Frigento, Mirabella, Paternopoli, San Mango, Bonito, Lucera e San Lupolo (presso Lucera).

Dal matrimonio di Elia con Diomeda nacquero cinque figli: Guglielmo, Roberto, Ruggero, Goffredo e Maria. Il primogenito Guglielmo non poté succedere al padre, poiché aveva partecipato ad una congiura contro il re, e pertanto alla morte di quest’ultimo subentrò il secondogenito Ruggero, che aveva ottenuto il titolo di conte da Enrico VI nel febbraio del 1187.

Ruggero, 3º signore di Gesualdo non ebbe eredi. La baronia di Gesualdo si ridusse, in epoca sveva, al solo possesso di Gesualdo, Frigento, Taurasi e Mirabella Eclano. Il fratello di Ruggero, Roberto, fu il primo ad assumere il cognome Gesualdo. Costui ebbe due figli: Elia e Gesualda.

Dopo Ruggero furono signori di Gesualdo dei tedeschi, nominati da Federico II. Di essi ricordiamo: Hermann Von Strimberg, Raynaldus De Lavareta, attestato nella signoria di Gesualdo fino al 1226.

Successivamente l’imperatore Corrado IV restituì a Elia II Gesualdo, figlio di Roberto e nipote abiatico di Ruggero, i beni che tornarono così alla dinastia Gesualdo. Nel 1246 Elia, d’accordo con il papa, congiurò contro l’imperatore. Essendo stata scoperta la congiura, Elia corse dall’imperatore a fare atto sottomissione per avere salva la vita. L’imperatore, che già gli aveva tolto le terre di Grottaminarda, lo privò del titolo principesco, ma gli rese salva la vita. Successivamente, con l’avvento di Carlo I d’Angiò, Elia II, per i suoi meriti sui campi di battaglia, dopo la sconfitta di Manfredi riottenne le sue terre e nel 1269 fu nominato Giustiziere in alcune terre della Calabria. Sposò Giovanna di Ponziaco dalla quale ebbe quattro figli: Nicolò, Mattia, Roberto e Francesca che si maritò con Rainaldo signore di Avella, nel 1276.

Alla morte di Elia subentrò il figlio Nicolò I Gesualdo, 5º signore di Gesualdo. Egli partecipò alla guerra che il re Carlo II d’Angiò fece per recuperare la Sicilia. Nel 1289fu nominato Capitano della città di Napoli. Il 20 febbraio 1299 gli fu confermato dal re Carlo II d’Angiò il possesso della baronia di Gesualdo. Morì nel 1300. Nicolò I sposò Giovanna della Marra, dalla quale ebbe due figlie: Roberta e Margherita. Roberta divenne moglie di Giacomo di Capua (figlio di Bartolomeo, Gran Protonotario del regno) e portò in dote Gesualdo con buona parte della sua baronia insieme alla città di Frigento; in seconde nozze si unì a Dragone di Merlotto. Margherita, l’altra figlia di Nicolò I, fu impalmata dal conte Americo di Sus. Dal matrimonio di Roberta con Dragone nacquero due figlie: Maria e Margherita. La primogenita, a cui spettò il feudo di Gesualdo, sposò il conte Filippo Filangieri, signore di Candida. Dal loro matrimonio nacque Giacomo Filangieri, conte di Avellino. Nel 1335 la famiglia Gesualdo promosse la fondazione del monastero dei Celestini a Gesualdo, poi diventata sede del Comune.

Nel 1365 Mattia II Gesualdo, 6º signore di Gesualdo, figlio di Nicolò II, nipote abiatico di Mattia I comprò da Cobello Filangieri, per 650 once d’oro, il feudo di Gesualdo e il casale di Volpito. Ritornò così il feudo di Gesualdo alla famiglia Gesualdo.

Nella seconda metà del XV secolo, durante il Regno aragonese, Gesualdo e il suo castello furono spesso oggetto di azioni guerresche. Una prima volta, durante la Congiura dei baroni che spalleggiano gli Angioini per la riconquista del regno, la rocca di Gesualdo, di cui è signore il conte Giacomo Caracciolo, nell’ottobre del 1461, è assediata dall’esercito aragonese. Cannoneggiata e affamata dall’assedio, dopo la resa, per rappresaglia, gli abitanti di Gesualdo, che pur hanno aiutato il re aragonese furono sottoposti ad un mortale sacco dai saccomanni sforzeschi. Una seconda volta a fine ‘400, Luigi Gesualdo, il nuovo signore, pur beneficiato della libertà da Ferdinando D’Aragona dopo un primo arresto, passa dalla parte dei Francesi, questi, accampati al Piano di S. Filippo, fra Frigento e Gesualdo, sono sbaragliati dagli Spagnoli..Con il passaggio dell’ex regno di Napoli a provincia della potente Spagna nel 1504, i baroni e i castelli perdono definitivamente la loro importanza politico-militare.

Nel censimento dell’anno 1500, Gesualdo contava 2058 abitanti[17]. Per diritto ereditario divennero Signori di Gesualdo: Lionetto Gesualdo, Sansonetto Gesualdo, Luigi II, conte di Conza, poi Nicolò IV Gesualdo, Luigi III Gesualdo, Fabrizio I Gesualdo, Luigi IV Gesualdo, che al titolo di conte di Conza aggiunse, nel 1561, il titolo di principe di Venosa. A Luigi IV Gesualdo successe Fabrizio II Gesualdo ed infine Carlo Gesualdo (1566-1613) XII Signore di Gesualdo, ultimo e più famoso del casato.

Nel 1688 i Gesualdo ripresero la Signoria della Città con l’avvento di Domenico Gesualdo, appartenente a un ramo collaterale della famiglia di Carlo. Costui, per concessione di Filippo V, tramutò il titolo di signore in principe. Così furono principi di Gesualdo gli eredi Nicola (1705), Fabrizio (1738), e Dorizio di Sango (1770).

Nel 1753 il re Carlo III, con Diploma Reale attribuì a Gesualdo il titolo di Città.

Nel 1772 Dorizio di Sangro cedette il feudo per 40.000 ducati a Giuseppe Caracciolo di Torella dei Lombardi, XXII e ultimo Signore di Gesualdo, sancendo la fine del secolare dominio della Famiglia Gesualdo, i Caracciolo mantennero il dominio fino all’abolizione dei diritti feudali.

Durante la Repubblica partenopea nel 1799 il castello fu saccheggiato, depauperando e distruggendo così gran parte degli arredi, della cultura e della storia di questo magnifico e maestoso maniero.

Nel 1855, la proprietà del Castello passò alla famiglia Caccese, che ne dispose una profonda trasformazione strutturale.

Gesualdo dall’Unità d’Italia ad oggi.

A seguito della soppressione del Principato Ultra, con l’Unità d’Italia Gesualdo entrò a far parte della provincia di Avellino. Negli anni successivi all’unificazione nazionale, come molti paesi del circondario e della vicina Basilicata, divenne teatro di episodi legati al fenomeno del Brigantaggio[26]. La miseria e povertà dei decenni post-unitari indusse ampie fette della popolazione ad una massiccia emigrazione, in particolare verso le Americhe (Argentina e Stati Uniti). Il flusso migratorio riprese in modo cospicuo dopo il secondo conflitto mondiale, in particolare verso il Venezuela (dove si contano numerose comunità gesualdine), verso l’Europa, soprattutto in Germania e Svizzera, e nell’Italia Settentrionale (nutrita la presenza di gesualdini in Emilia-Romagna).

Fino a metà del secolo scorso, Gesualdo basava la sua economia prevalentemente sul commercio, in particolare del bestiame e dei prodotti agricoli. Le Fiere cittadine, la cui tradizione risale al 1588, erano assai ricche e conosciute ed attiravano compratori da tutta l’Irpinia e dalla vicina Puglia. A sostenere fortemente l’economia locale contribuivano inoltre l’agricoltura, con grandi produzioni di ortaggi tra questi in particolare il sedano, e l’artigianato, in particolare del legno e della pietra.

Il catastrofico terremoto del 1980 che sconvolse l’Irpinia, provocò a Gesualdo ingentissimi danni al patrimonio edilizio e la morte di 7 persone, vittime dei crolli. Il centro storico cittadino, che era la parte più densamente popolata, subì gravissimi danni e rimase del tutto inagibile per molti anni. La lenta ricostruzione post sisma, durata per decenni e ancora oggi non del tutto ultimata, dopo un’iniziale ventata di ottimismo caratterizzata dal fiorire del settore edilizio e delle attività ad esso legate non fu seguita da un’efficace azione di rilancio delle attività produttive.

Negli ultimi anni le istituzioni e le associazioni locali hanno intrapreso una forte azione di rivalutazione e rilancio dell’importante patrimonio storico e culturale del paese nella prospettiva di favorire un possibile sviluppo turistico.

Castello di Gesualdo

Le origini del Castello si fanno risalire alla metà del VII secolo (epoca longobarda). Il complesso edilizio è delimitato da quattro torrioni circolari con cortine cinte da rivellini e con corte centrale, nella quale vi è una vera da pozzo finemente lavorata.

Sorto come avamposto difensivo, con il matrimonio di Carlo Gesualdo e Eleonora D’Este ed il trasferimento della corte e del cenacolo musicale (fine ‘500), si trasforma in dimora signorile di stile rinascimentale.

Sotto il cornicione, a lettere cubitali si legge: “CAROLUS GESUALDUS EX GLORI ROGERII NORTMANNI APULIAE ET CALABRIAE DUCIS GENERE CONPSAE COMES VENUSII PRINCEPS ETC EREXIT” (Carlo Gesualdo, discendente dal glorioso Ruggero il Normanno, Duca di Puglia e Calabria, Conte di Conza, Principe di Venosa, ecc. eresse).

Nel 1855, dopo decenni di abbandono seguiti a rovinosi terremoti e saccheggi, il Castello divenne di proprietà della famiglia Caccese che ne dispose una profonda trasformazione strutturale.

Il 13 ottobre 1913, per l’alto valore architettonico, storico, artistico e ambientale è stato vincolato dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici ed Ambientali di Salerno ed Avellino. Il castello è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.

Acquistato dal Comune di Gesualdo e della Provincia di Avellino agli inizi degli anni duemila, dopo un lungo lavoro di recupero, è stato riaperto al pubblico nell’agosto del 2015.

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