La cucina gesualdina è tradizionalmente una cucina popolare e, come tutte le
cucine popolari, non dispone di grandi quantità di antiche ricette.
Quelle che esistono, forse comuni ad altri paesi, si caratterizzano per la
facilità di esecuzione e per la semplicità degli ingredienti provenienti
quasi esclusivamente dal lavoro dei campi.
Proprio per queste peculiarità, per l'ottimo sapore delle carni, l'
eccellente qualità degli ortaggi e delle verdure, la genuinità e il gusto di
ogni altro prodotto, i tanti aromi locali magistralmente combinati, quella
che prima era cucina di "sussistenza" oggi è ricercatissima gastronomia.
Qualche esempio:
Pizza Jonna
Dopo essersi procurati l'apposito recipiente di argilla, "lo chinghe", lo si
colloca sotto la brace per renderlo rovente.
Pulito con uno straccio lo si riempie di un impasto di farina di granturco
sciolta in acqua bollente e salata.
Quindi "lo chinghe" si chiude con un coperchio di latta e si ricopre di
brace.
La focaccia, cotta omogeneamente su tutti i lati, è pronta per essere
gustata, talora insieme alla "menesta ammaretata", talora insieme ai
"peperoni sottaceto fritti con carne di maiale".
Menesta ammaretata (minestra maritata)
In un recipiente di terracotta, la "pignata", pieno d'acqua, si mette a
cuocere per alcune ore un osso di prosciutto e costole di maiale.
Al tutto viene poi aggiunta la verdura, per il necessario tempo di cottura.
Lachene e fasule (tagliatelle e fagioli)
Con l'ausilio del "tombagno", tradizionale spianatoia di legno, si preparano
le tagliatelle, che, una volta cotte, vengono aggiunte ai fagioli, bolliti
nella "pignata" con la cotenna, i piedi, la coda, le orecchie, pezzi di
pancetta di maiale.
Cecarocquele e vruoccole (cavatelli e broccoli)
Sempre sul "tombagno" si preparano i "cecarocquele", sottili tubetti di
pasta incavati con le dita, che vanno uniti ai broccoli lessati nella
"pignata".