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 Monumenti
Il Castello
 
Il castello
Situato al culmine di una collinetta visibile già dalla strada statale offre un'immagine suggestiva immediata: il tipico esempio di ambiente architettonico feudale.
Le origini si fanno risalire alla metà del VII secolo (epoca longobarda). Il complesso edilizio è delimitato da quattro torrioni circolari con cortine cinte da rivellini e con corte centrale, nella quale vi è una vera da pozzo finemente lavorata.
Sotto il cornicione , a lettere cubitali si legge: "CAROLUS GESUALDUS EX NOBILISSIMI ROGERII NORTMANNI APULIAE ET CALABRIAE DUCIS GENERE CONPSAE COMES VENUSII PRINCEPS ETC EREXIT" (Carlo Gesualdo, discendente dal nobilissimo Ruggero il Normanno, Duca di Puglia e Calabria, Conte di Conza, Principe di Venosa, etc. eresse).
Sulla parete di fronte all'ingresso vi è una testa di leone con la bocca spalancata per ospitare, dal retro della stessa, un cannoncino, vero trabocchetto per eventuali assalitori.
Il castello ha subito vari danni e saccheggi nel corso dei secoli: durante la guerra franco-spagnola (1460), quando Ferrante I d'Aragona, per impadronirsi della fortezza, la distrusse in parte; con l'arrivo delle truppe francesi nel 1799; con gli eventi sismici avuti nel corso dei secoli fino a quelli gravissimi del 1980 che hanno costretto i proprietari ad abbandonarlo per pericolo di ulteriori crolli. Oggi è in attesa di un costosissimo intervento di ripristino.

Testo tratto da "Il principe madrigalista CARLO GESUALDO" di Michele Zarrella
 


La Chiesa Madre (Chiesa di S.Nicola - XVIII sec.)
 
LA CHIESA MADRE (CHIESA DI S. NICOLA - XVIII sec.)
Il più antico luogo di culto di Gesualdo, la chiesa intitolata al Vescovo di Mira S. Nicola, sorse probabilmente intorno al XII secolo a ridosso delle mura del castello, sul declivio del borgo medioevale. Di questo primo impianto mancano i riscontri documentali, anche se l'esistenza di una cripta, fatta murare dal vescovo Torti Rogadei nel XVIII secolo, caratterizzante le chiese sorte tra XI e XIII secolo, può far pensare ad un impianto medievale.Le più antiche notizie attestanti l'esistenza della chiesa risalgono ai primi decenni del XVI secolo, anni in cui Gesualdo passò dal breve dominio del capitano spagnolo Consalvo de Cordova a quello del feudatario Fabrizio Gesualdo e del figlio di questi Luigi IV. Durante il dominio dei Gesualdo la chiesa subì vari restauri ed ampliamenti in parte ancora leggibili, dopo i recenti restauri, nella parte più antica della muratura e ricordati da lapidi inserite all'interno del sacro edificio. Nel 1538, durante l'arcipretura del reverendo Mastronicola, la chiesa venne arricchita dalla tribuna e dal coro ligneo. Nel 1747, forse per lo stato di fatiscenza in cui versava, reso più grave dal terribile terremoto del 1732, ma forse anche per l'esigenza del clero di avere un edificio più ampio - la chiesa per lungo tempo ebbe un collegio di undici canonici guidati da un arciprete - l'edificio fu abbattuto e ricostruito nel 1760, nelle forme in cui ancora attualmente appare.

Cinzia Vitale
 


Altari (seconda metà Sec.XVIII) Marmi policromi commessi
 
ALTARI Sec. XVIII (seconda metà) Marmi policromi commessi
La chiesa di S. Nicola di Gesualdo, demolita in molte sue parti a seguito del terremoto del 1732. ricostruita dopo il 1747 e riaperta al culto il 10 ottobre 1755, è ancora per molti aspetti legata ai canoni dell'arte barocca, soprattutto per quanto concerne il senso della "rappresentazione", riscontrabile non solo nell'architettura, tesa a produrre l'impianto scenografico, nelle prospettive, nel gioco di luce ed ombre, nel movimento dei volumi e delle forme, ma soprattutto nei manufatti decorativi. L'altare maggiore, ad esempio, ha funzione di quinta, direttamente illuminato dall'unico finestrone curvilineo presente sulla facciata. Gli schemi compositivi barocchi appaiono ben assimilati nei manufatti gesualdini, i dossali degli altari sono improntati ad una maggiore monumentalità rispetto alla mensa, il coro, il pulpito e l'organo sono caratterizzati da forme sinuose e plastiche e da ornati finemente intagliati. La ricchezza, il fasto, l'esuberanza barocca dei manufatti risultano attenuati in grazia ed eleganza, forme agili e sciolte, ornati lievi e delicati. L'impiego di diverse qualità di marmo e pietre utilizzato per gli altari serve a realizzare effetti decorativi di accentuato movimento ed un colorismo tipico della pittura figurativa napoletana del secolo XVIII. L'intarsio è eseguito con perizia di mestiere, le lamine marmoree tagliate perfettamente e fissate ad un supporto rigido, rendono invisibili le linee di connessura. Più che perseguire effetti imitativi della pittura, l'anonimo artista lapicida degli altari gesualdini ha prediletto l'aspetto puramente ornamentale. In seguito ai crolli provocati dal terremoto del 23.11.80, l'altare maggiore, la balaustra e l'altare collocato a sinistra del transetto furono smontati con imperizia e depositati in locali comunali. Anche i 4 altari della navata, rialzati dal pavimento mediante gradini, con dossali geometricamente scanditi, paliotti finemente scolpiti con motivi ornamentali fitomorfi, decorati con medaglione centrale, hanno subito gravi danni, numerose sconnessioni e il furto di alcuni elementi.

Giuseppe Muollo
 


Cappellone o Chiesa del S.S. Sacramento (Sec.XVII)
 
IL CAPPELLONE O CHIESA DEL S.S. SACRAMENTO XVII sec.
Nella Piazza Umberto I, in cui si ammira una magnifica fontana costruita proprio al centro nel 1688, l'opera più imponente è il Cappellone.
L'edificio ha una caratteristica peculiare:nella sua globalità presenta tre forme strutturali: la parte bassa è quadrata, la parte centrale è cilindrica, la parte alta, ora è sferica, ma prima era orbicolare.
È un edificio vistoso ed imponente che ha il prospetto ben lavorato in travertino prospiciente su un' ampia scala di nove scalini in uguale pietra. I basamenti esterni della facciata sono in pietra lavorata con magnifici intagli a rilievo.
Dal cornicione lapideo in su, l'architettura della chiesa è a forma cilindrica con quattro piccole finestre contrapposte.
Il tutto è sormontato da una bellissima cupola a sua volta sormontata da altra cupola molto piccola che poggia su quattro pilastrini.
In cima vi è una croce e sotto ad essa una banderuola ben lavorata.
L'interno non presenta elementi artistici degni di rilievo.
La costruzione è da attribuire a Domenico Ludovisi e a suo figlio Nicolò che la portò a termine nel 1736.
 


Chiesa del S.S. Rosario
 
LA CHIESA DEL ROSARIO
La chiesa, con relativo monastero Domenicano, fu iniziata dal principe Carlo Gesualdo, che però riuscì a gettare solo le fondazioni, e terminata da Nicolò Ludovisi nella prima metà del XVII sec. Conseguì il titolo di Arciconfraternita nel 1912. È a tre navate, comprende nove altari di marmo policromo ben lavorati in stile barocco, una deliziosa balaustra e un bel coro in legno intarsiato. L'altare maggiore, dedicato alla Vergine del Rosario, è veramente magnifico e ricco, tutto in marmi policromi come la bella balaustra. Dietro l'altare maggiore vi è un bel coro in legno intarsiato. L'altare che si trova a destra entrando è dedicato a S. Vincenzo Ferreri. Nella nicchia vi è una statua del santo, egregiamente scolpita e fregiata di ricca colonna e diadema in argento. Degni di essere ricordati sono il pulpito e l'organo. L'ultima domenica d'agosto si celebra, in grande e sentita partecipazione popolare, la festa in onore di S. Vincenzo Ferreri durante la quale si svolge il tradizionale "volo dell'angelo".

Testo tratto da "Il principe madrigalista CARLO GESUALDO"

di Michele Zarrella
 


Chiesa degli afflitti
 
LA CHIESA DEGLI AFFLITTI
La chiesa fu fatta erigere dal principe Carlo Gesualdo nel 1612, in fondo al rione Canale per i benefici di S. Sebastiano. Poi prese il nome di S. Maria degli Afflitti per il grande quadro dell'altare maggiore, nel quale è dipinta l'afflittissima Madre Maria con in braccio il Redentore morto ed altre pie figure: S. Giovanni e la Maddalena che bacia e bagna di lagrime una mano di Gesù. A destra si vede il martirio di S. Sebastiano e a sinistra vi è l'immagine di S. Rocco in una sovrapposizione ideale non fedele al testo sacro e alla cronologia degli avvenimenti, non rara nella pittura manieristica di questo secolo, come pure lo sfondo con alberi, acque, monti e la città chiusa nelle sue mura; il tutto reso cupo da nubi scure. Il dipinto ha indubbiamente una sua intima suggestione e bellezza, un suo profondo significato mistico ed universale. L'opera è del pittore Giovanni Tommaso Guarini da Solofra e fu eseguita nel 1672. Degna di essere ricordata è l'artistica statuetta di S. Onofrio, in legno policromo del sec. XVIII. Dal 1748 al 1880 circa, la custodia della chiesa venne affidata a pii eremiti che abitavano nelle stanze ad essa adiacenti.

Testo tratto da "Il principe madrigalista CARLO GESUALDO" di Michele Zarrella
 


Chiesa di S.Antonino (Chiesa di S.Maria della Pietà - Sec.XVII)
 
LA CHIESA DI S. ANTONINO (CHIESA DI S. MARIA DELLA PIETÀ - XVII sec.)
La chiesa fu fatta erigere da Nicolò Ludovisi nel 1642 per compiere perpetui suffragi in memoria dalla seconda moglie Polissena Mendoza. Inserita oggi nell'abitato di Gesualdo, in Via Roma, è piccola, ma molto raccolta. La facciata è molto semplice. Vi si notano tre timpani triangolari di diversa grandezza, l'effige della Madonna, una grossa lapide e uno stemma. Chiude la facciata un grosso timpano triangolare con una piccola croce come si vede dalla foto. L'interno della chiesa è ricco di testimonianze, come il pavimento in marmo a tre colori, i cinque altari, di cui ben quattro del XVII sec. di marmo policromo e alabastro gesualdino come il fonte battesimale, e le due pile dell'acqua benedetta sostenute l'una da due aquile bicipiti e l'altra da due draghi. Degni di essere ricordati sono quattro antichi quadri del 500 e il coro di finissimo legno intarsiato. A fianco della chiesa vi è la sagrestia con dimora del curato.

Testo tratto da "Il principe madrigalista CARLO GESUALDO" di Michele Zarrella
 


Madonna della neve" (olio su tela Sec.XVI - Chiesa di S.Nicola)
 
MADONNA DELLA NEVE Sec. XVI (exeunte) Olio su tela cm. 237x154
Il dipinto rappresentante il "Miracolo della Madonna della Neve", è ascrivibile alla committenza di Carlo Gesualdo. Lo schema narrativo del dipinto coglie il momento culminante del miracolo. Papa Liberio, precede il corteo: il Pontefice attraverso una vivida caratterizzazione fisiognomica è rappresentato con la dignità propria del rappresentante di Cristo in terra ed erede di Pietro. Liberio è seguito da una processione di vescovi: solo il primo è dipinto a figura intera e descritto con dovizia di particolari: degli altri disposti prospetticamente, si leggono le mitre e qualche viso verecondo e assorto. Chiude Io spazio compositivo in pio atteggiamento di preghiera il committente, Carlo Gesualdo. La corta barbetta e la fronte stempiata caratterizzano il giovane principe musico, così raffigurato nei pochi ritratti tramandatici e raffrontati. Carlo è affiancato dalla sua non più giovane sposa, in atteggiamento devoto e penitente. Alle spalle di Carlo Gesualdo una figura maschile dallo sguardo perso ed enigmatico. È forse l'anonimo pittore che ha voluto firmare in questo modo la sua opera. Lo spazio compositivo presenta nella parte superiore, al di sotto della centina, la Madonna in gloria, assisa tra le nuvole, il Bambino benedicente seduto sul globo. La Vergine, il bel viso ancora intriso della classica sensuale dolcezza delle madonne rinascimentali, con gesto pacato e sicuro indica il luogo dove dovrà essere costruita la sua chiesa. Il Bambino, dalle non felici proporzioni, e gli angeli posti sul lato sinistro della centina, non sembrano dipinti dalla stessa mano, ma da un allievo maldestro dall'accentuato gusto grottesco. La scelta del tema iconografico del dipinto fu probabilmente dettata dal desiderio non solo devozionale ma anche icastico: Carlo si fa ritrarre per la prima volta, per quanto è dato conoscere, con la seconda moglie, Eleonora d'Este, presenta la sua sposa al popolo insieme alle più alte gerarchie della chiesa - papa, cardinali e vescovi - e conferma il suo ruolo politico di principe cattolicissimo".

Giuseppe Muollo - Paola Apuzza
 


Chiesa della Madonna delle Grazie
 
LA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
La chiesa è situata in fondo alla via Cappuccini, con annesso Convento dei PP. Cappuccini. Furono fatti erigere dal principe Carlo Gesualdo nel 1592, come si legge sulla lapide apposta sulla facciata del convento. Il convento, ampliato da Nicolò Ludovisi nel 1629, è stato danneggiato dal sisma del 23 novembre 1980 ed è in fase di restauro. La chiesa, invece, è stata restaurata di recente ed è aperta al pubblico. Essa è ad una sola navata; l'altare maggiore e quelli laterali sono in marmo policromo. La facciata molto semplice ed austera presenta sopra l'arco di ingresso lo stemma del principe Carlo Gesualdo. Celebre è il dipinto che si conserva nella chiesa, intitolato "il perdono di Carlo Gesualdo" (cm 481 x cm 310) di Giovanni Balducci, ritenuto dalla tradizione gotico-tenebrista l'icona del pentimento nella quale il principe avrebbe fatto trasportare per immagini la sua macerazione interiore per il duplice assassinio. Più in generale è da ritenere che la tela votiva raffiguri la richiesta di perdono per tutta l'umanità peccatrice, così come il principe musicista, nel 1585, scriveva nel suo primo mottetto "Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra": Perdona, Signore, i nostri peccati.

Testo tratto da "Il principe madrigalista CARLO GESUALDO" di Michele Zarrella
 


 
 
 
02 Giugno 2010
 

MadriFiera
L'assessorato al Commercio ed Artigianato, nella persona di Stanco Rocco, in collaborazione con l'As ...
 
 
 


 
31 Maggio 2010
 

Comune di Gesualdo
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16 Dicembre 2009
 

Comune di Gesualdo
QUINQUENNIO 2010 – 2014

(Artt. 55 e ss. D.lvo 163/2006)

IL SINDACO

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